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Ogni individuo sia valorizzato in quanto persona e non per quello che produce

martedì 25 ottobre 2011

Convocazione assemblea 29 ottobre 2011

“COORDINAMENTO PROVINCIALE TERZO SETTORE”
Provincia di Reggio Calabria



Reggio Cal., lì 12.10.2011

Alle organizzazioni aderenti al
Coordinamento Provinciale del
Terzo Settore di Reggio Calabria




Oggetto: convocazione assemblea 29 ottobre 2011

Carissimi,
è convocata per il prossimo 29 ottobre 2011, dalle ore 9,30 alle ore 13,30, presso l’Accademia delle Belle Arti, Aula Magna “G. Marino”, via XX Luglio-Reggio Calabria,  l’Assemblea Generale del Coordinamento Provinciale del Terzo Settore di Reggio Calabria.
L’Assemblea sarà chiamata a discutere e deliberare sul seguenti punti all’ordine del giorno:
1) discussione ed approvazione del Patto Associativo;
2) elezione degli organi sociali
Alle ore 9,30 vi sarà l’accoglienza dei partecipanti e l’iscrizione all’assemblea, ed alle ore 10,00 inizieranno i lavori assembleari.
In attesa di incontravi tutti, invio cordiali saluti
                                                                                                              Il Portavoce provvisorio
                                                                                                                    Luciano Squillaci

domenica 16 ottobre 2011

UCCISE IL FIGLIO AUTISTICO, NAPOLITANO GLI CONCEDE LA GRAZIA


I fatti risalgono al 2007, quando Calogero Crapanzano, maestro in pensione, uccise il figlio disabile a Palermo e si presentò spontaneamente ai carabinieri. Nel 2010 gli sono stati concessi gli arresti domiciliari per l'aggravarsi dello stato di salute causato, spiegò il giudice, anche "dal profondo dolore e senso di colpa per la terribile tragedia vissuta"
ROMA - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha concesso la grazia a Calogero Crapanzano, maestro in pensione che uccise il figlio autistico, Angelo, di 27 anni a Palermo. Il 23 giugno 2007, dopo avere strangolato con una corda il figlio, Crapanzano si presentò spontaneamente ai carabinieri confessando il delitto. A riportare la notizia il quotidiano La Repubblica. Dopo la condanna di nove anni e quattro mesi ricevuta nel 2009, l'uomo ha inoltrato la richiesta di grazia attraverso il suo avvocato Giuseppe Sciarrotta. Alla domanda ha allegati due attestati di solidarietà: uno firmato dal missionario laico Biagio Conte, l'altro dal responsabile dell'Ufficio garante delle persone disabili del comune di Corleone, Salvatore Di Giglia. Un gesto, quello di Crapanzano, dietro il quale traspare disperazione, solitudine e "totale assenza delle strutture pubbliche di sostegno ai familiari di persone con queste gravi disabilità" come aveva sottolineato il Gup Lorenzo Matassa nella motivazione della sentenza di primo grado dell'8 novembre 2007.

"Troppe volte ho chiesto aiuto alle istituzioni - disse Crapanzano descrivendo il suo dramma familiare - Ma mi prescrivevano solo psicofarmaci per il mio ragazzo. Ero ormai esasperato da una vita d'inferno. Angelo picchiava me e mia moglie. Qualche volta aveva anche minacciato il suicidio. Dopo l'ennesima crisi del ragazzo, che ci chiedeva di smontare un condizionatore, ho avuto un raptus. E adesso sono pentito". Crapanzano aveva annunciato due anni fa, in un'intervista a livesicilia.it, la sua intenzione di rivolgersi al Capo dello Stato: "Io e mia moglie abbiamo già passato 27 anni di galera. Io non posso andare in carcere. Sto male. Se la condanna verrà confermata in Cassazione, chiederò la grazia al presidente Napolitano. Ha un cuore di padre. Capirà il mio strazio". All'imputato, per cui il pubblico ministero aveva chiesto trent'anni di carcere, furono concesse tutte le attenuanti generiche. All'inizio dello scorso anno, Crapanzano aveva ottenuto gli arresti domiciliari a causa del suo precario stato di salute aggravato, spiegò il giudice "dal profondo dolore e senso di colpa per la terribile tragedia vissuta" e per la mancanza di "profilo di pericolosità sociale". In questi giorni, infine, è il Presidente della Repubblica a mettere fine alla vicenda concedendo la grazia. 
Tratto da SuperAbile
(15 ottobre 2011)

lunedì 10 ottobre 2011

"Disabilità intellettiva, la più dimenticata".

Mariagrazia Arneodo, responsabile della Riabilitazione del Centro don Guanella: "Per noi il disabile intellettivo può diventare cittadino a pieno titolo come tutte le altre persone soltanto se riusciremo a coniugare scienza e amore"

ROMA - Coniugare scienza e amore: solo così il disabile intellettivo può diventare cittadino a pieno titolo. È questo il filo rosso del primo Congresso nazionale dell'Opera Don Guanella al via questa mattina presso il Campidoglio a Roma. L'iniziativa, dal titolo "Le nuove frontiere della disabilità intellettiva: tra scienza e amore", continuerà nei prossimi giorni con altri incontri che si terranno nella sede della Regione Lazio e nella sede dell'Opera intestata al sacerdote che verrà canonizzato il prossimo 23 ottobre. Un momento di riflessione necessario, spiegano gli organizzatori "per moltiplicare gli spazi di incontro con le società scientifiche, le istituzioni, il mondo dei pazienti, del volontariato, dei media, per valorizzare il lavoro dei centri e delle associazioni. Tutto questo sempre nell'ottica del servizio alla persona, in un momento storico di grandi ristrettezze economiche e incertezze valoriali".
"Abbiamo voluto sottolineare che per noi il disabile intellettivo può diventare cittadino a pieno titolo come tutte le altre persone soltanto se riusciremo a coniugare scienza e amore - spiega Mariagrazia Arneodo, responsabile della Riabilitazione del Centro don Guanella di Roma -. Con queste due parole noi abbiamo inteso sia l'impianto tecnico-scientifico e in amore tutta la parte antropologica, umana. Sentiamo che questi tempi hanno bisogno di saper coniugare questi due aspetti. per questo abbiamo coinvolto personalità di spicco a livello internazionale a livello scientifico per quel che riguarda la disabilità intellettiva e contemporaneamente operatori che ci danno la dimensione del concreto, del quotidiano. La sfida del vedere l'altro come un altro te".
Tra le diverse disabilità, spiega Arneodo, quella del disabile intellettivo, "rischia di essere la più dimenticata, perché il disabile non ha la capacità di difendere da sé i propri diritti. A volte non ha neanche la capacità di esprimere ciò che vive, quel che sente e quali le proprie aspirazioni. A noi la responsabilità di assicurare anche alla persona più grave la miglior qualità di vita possibile".
Una riflessione necessaria, aggiunge Arneodo, che anche insieme alla canonizzazione di don Guanella, richiama l'attenzione ai rischi che comporta la politica dei tagli al sociale. "Negli ultimi dieci anni, per le problematiche del commissariamento della Regione e dei tagli delle risorse economiche - ha specificato Arneodo -, i centri di riabilitazione come il nostro che si occupano di disabilità intellettive sono andati incontro a disagi via via crescenti in maniera proporzionale ai tagli. Non solo le rette non si sono adeguate al costo della vita, ma il taglio del budget è arrivato quasi al 20%, complessivamente in dieci anni. I centri stanno facendo fatica a campare e ad assicurare alle persone che hanno in cura una qualità di vita dignitosa". Difficoltà economiche che si fanno sentire non solo nella gestione delle strutture, ma anche sulle famiglie con figli disabili intellettivi.
"Per le famiglie significa essere coinvolti di più anche dal punto di vista economico. Per la normativa regionale sulla compartecipazione alla spesa le famiglie devono provvedere almeno in parte. Tante di queste famiglie sono rappresentate da genitori ormai anziani e quindi è un onere aggiuntivo non indifferente. Questo carico, però, non può essere lasciato solo sulle spalle delle famiglie". Ed è proprio la qualità di vita dei disabili e delle famiglie uno dei temi trattati oggi durante i lavori, mentre nella giornata di domani verranno affrontati i temi della rete dei servizi socio-sanitari, la sindrome di Down ed infine una giornata dedicata alla professione sanitaria e alla relazione d'aiuto.
Tratto da SuperAbile INAIL

giovedì 22 settembre 2011

Ad Assisi per Francesco LIBERO

COMITATO PER LA LIBERAZIONE DI FRANCESCO AZZARÀ

 
COMUNICATO STAMPA

Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli 25 settembre 2011
Dopo il successo di partecipazione e l’emozione suscitata dalla fiaccolata organizzata il 18 agosto a Motta San Giovanni (quasi quattromila persone che, in silenzio, hanno manifestato la propria solidarietà e vicinanza a Francesco) il Comitato “Francesco Libero” ha deciso di partecipare alla MARCIA PER LA PACE PERUGIA-ASSISI in programma il prossimo 25 settembre.  Siamo convinti che Francesco possa ben rappresentare tutti quei giovani italiani che, diversamente da un diffuso sentire comune, hanno deciso di dedicare la propria vita agli altri, contribuendo, in silenzio, a migliorare questa nostra terra.  Vogliamo portare alla Marcia per la Pace l’immagine di Francesco, vogliamo indicarlo quale esempio di altruismo gratuito, testimone di una nazione, la nostra, che ha già pagato e a caro prezzo l’impegno civile.  Vogliamo che sia riconosciuto quale simbolo di una generazione che, nonostante l’attuale momento di forte crisi, non ha paura di assumersi responsabilità, non volge lo sguardo altrove, ma affronta la realtà, anche quella drammatica del sud Darfur.  Ad Assisi saremo in tanti per Francesco Azzarà: stiamo raccogliendo le adesioni che giungono da più parti, allestiremo uno stand, porteremo i nostri striscioni, indosseremo le magliette e cercheremo di far conoscere Francesco a quanti marceranno al nostro fianco.  Sul sito internet www.francescolibero.it o tramite il gruppo facebook “Francesco Libero” è possibile avere maggiori informazioni, per partecipare e sostenere l’iniziativa è necessario contattare Domenico Squillaci (3381311212), Giovanni Laganà (3398517113) o Francesco Calabrò (3391262924). 

Il  Comitato Francesco Libero
Motta San Giovanni, 21 settembre 2011                                                                


martedì 30 agosto 2011

Appello di Emergency per la liberazione di Francesco Azzarà




Roma, 29 ago. (TMNews) - Sono passati quindici giorni dal rapimento di Francesco Azzarà, il logista di Emergency sequestrato a Nyala, in Darfur, il 14 agosto scorso. Da allora non se ne hanno notizie. Dopo un iniziale periodo di riserbo, d'accordo con la famiglia Emergency ritiene che sia il momento di rinnovare l'attenzione su Francesco e chiede ai cittadini, ai media e alle istituzioni italiane di mobilitarsi per la sua liberazione, esponendo la foto di Francesco sui palazzi delle istituzioni, partecipando e rilanciando le iniziative che Emergency organizzerà.
Il volontario calabrese di 34 anni che lavora per Emergency, alla sua seconda missione a Nyala come logista del Centro pediatrico che Emergency ha aperto in città nel luglio del 2010, è stato rapito a Nyala, capitale del sud Darfur, mentre si trovava in auto diretto verso l'aeroporto della città.

martedì 23 agosto 2011

Settima Serata di Solidarietà La disabilità… in piazza

Martedì 9 agosto, l’Associazione di volontariato “InHoltre” ha presentato la sua Settima Serata di Solidarietà, dal titolo “La disabilità… in piazza”, un evento che ormai è diventato un’importante tradizione, che si rinnova di anno in anno grazie soprattutto alla fiducia dei tanti che hanno creduto e che continuano a credere nel valore dei fini che la Serata persegue. Il primo proposito è la raccolta di fondi per finanziare i numerosi progetti realizzati da “InHoltre”, tutti destinati al sostegno, alla valorizzazione e all’integrazione delle persone con disabilità, attraverso il servizio di trasporto verso i centri di riabilitazione o per visite specialistiche per persone in carrozzella. Nel corso della serata, i presenti hanno potuto dare un loro contributo partecipando alla pesca di beneficienza e degustando gli invitanti panini preparati dai volontari dell’Associazione. Ma l’impegno che l’Associazione dedica per la realizzazione di questa serata non è finalizzato alla sola raccolta di fondi, bensì anche al perseguimento di un obiettivo ben più importante: l’abbattimento di quelle barriere culturali e mentali che confinano la disabilità in un mondo isolato e, preferibilmente, lontano. Il modo più semplice per abbattere tali barriere è parlare di disabilità, mettendo appunto “La disabilità… in piazza”. A tal fine, nel corso della Serata, due ospiti speciali, hanno raccontato la loro esperienza: Roberta Cogliandro, campionessa italiana dei 50 metri stile libero e Giusy Versace, campionessa italiana nei 100 metri piani, giovani promesse dello sport che, a causa di un incidente, hanno perso l’uso delle gambe. Le atlete sono state accompagnate da Titti Vinci, Presidente Regionale del Comitato Paralimpico Calabrese. Sul palco non abbiamo visto due timide e tristi ragazze che si piangevano addosso  barcamenandosi con le loro stampelle. Sul palco sono salite due belle e forti ragazze che a testa alta hanno condiviso la loro storia, mostrando coraggio e ambizione nel raggiungimento dei loro obiettivi, facendo vedere quell’iniziativa e quella voglia di andare avanti che paradossalmente molte volte manca a noi persone “normali”. Sul palco non abbiamo visto due disabili; sul palco, prima di tutto, abbiamo visto due persone, due persone talmente speciali che sono riuscite a fare della loro difficoltà/disabilità un punto di forza. Un mondo non da “scansare”, bensì da “incontrare”, per trarre quegli insegnamenti che consentono un arricchimento personale. In questo modo l’Associazione di Volontariato InHoltre cerca di abbattere le barriere mentali nei confronti della disabilità: parlandone e facendo vedere che disabilità non è sinonimo di limite, bensì, in casi speciali, può essere sinonimo di possibilità. “InHoltre” tenta di farlo ogni anno in occasione della Serata di Solidarietà, invitando ospiti speciali (la scorsa edizione è stata ospite la ballerina Simona Atzori), allestendo stand con foto a  testimonianza degli attimi di vita dei ragazzi con disabilità dell’Associazione. Sensibilizzare quanta più gente possibile alla partecipazione, parlare ai giovani e avvicinandoli al mondo della disabilità, far crescere la cultura della solidarietà. Perché nessuno debba sentirsi escluso. Mai.
Associazione di Volontariato InHoltre

martedì 16 agosto 2011

Il vicegovernatore in Darfur: «Francesco sta bene, non pagheremo alcun riscatto»

«Siamo vicini alla liberazione dell'operatore italiano di Emergency e alla cattura dei suoi rapitori»

MILANO - Francesco Azzarà, operatore italiano di Emergency, sequestrato domenica a Nyala, capitale del Sud Darfur, «sta bene, sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico. Siamo vicini alla cattura dei suoi rapitori». Lo ha riferito Abdul Karim Moussa, vicegovernatore del sud Darfur, al Sudanese Media Center. Il governatore ha precisato che i responsabili del sequestro - secondo le informazioni a disposizione - «si trovano ancora nel Sud Darfur». «Non abbiamo intenzione di pagare alcun riscatto» per la liberazione di Azzarà, ha aggiunto Moussa, lasciando intendere che potrebbe essere arrivata una richiesta di pagamento di un riscatto alle autorità del Sud Darfur. Il governatore si dice comunque «ottimista» e ha affermato: «Stiamo setacciando la zona e faremo tutti gli sforzi possibili per liberare l'operatore italiano».
LA FAMIGLIA - «Ho sentito Francesco martedì scorso. Era stanco ma non preoccupato» dice Francesco Legato, cugino di Francesco Azzarà. Francesco non vuole esprimere valutazioni sulle ipotesi emerse nelle ultime ore in merito al possibile movente del sequestro del cugino, anche perché, spiega, «non abbiamo informazioni dirette. È per questo che, come famiglia, non vogliamo esprimere valutazioni. Tra l'altro seguiamo l'appello della Farnesina al silenzio stampa. Noi ci siamo affidati al ministero e ad Emergency ed abbiamo piena fiducia in loro». «Martedì, quando ci siamo sentiti - aggiunge Francesco - mio cugino mi ha detto che aveva notato che c'erano delle difficoltà, che incontrava più difficoltà nel suo lavoro, ma non mi ha manifestato preoccupazioni particolari. Era stato in Sudan da novembre dello scorso anno a maggio e poi sarebbe dovuto ripartire per un'altra destinazione verso settembre. Invece è ripartito subito per il Sudan perché c'era bisogno di lui. La stanchezza probabilmente era dovuta a questo».

Tratto dal Corriere della Sera del 16 agosto 2011