.

Ogni individuo sia valorizzato in quanto persona e non per quello che produce

sabato 28 settembre 2013

La lettera del papà di un bambino con Sindrome di Down, spostato in una scuola "speciale"


Milano, 16 settembre 2013
Salve a tutti; dopo quattro anni in una scuola "normale", abbiamo deciso di iscrivere nostro figlio Giulio (sindrome di Down) ad una scuola "speciale". È stata un scelta complessa, meditata e condivisa; quelle che seguono sono alcune riflessioni scaturite da parte mia nei giorni immediatamente successivi a quella decisione. Un pensiero fatto, a mio parere, di grandi speranze ma anche di grande fatica. Buona lettura a chi vorrà.
Milano, 8 giugno 2013
Un cambiamento importante viaggia spesso con una fatica, una sofferenza, un dolore. E quando non è dolore, è riflessione e pensiero su quello che si lascia e perché. È un passaggio obbligato, anche quando il "nuovo" verso cui si è deciso di guardare ci piace, ci convince, ci rassicura. 40 anni fa, in una delle borgate più emarginate di Roma, mia madre, fresca direttrice di una scuola elementare dove la povertà e la disperazione erano all'ordine del giorno, con una passione e una dedizione che non ho mai più incontrato, combatteva e vinceva la sua battaglia affinché nella sua scuola si affermasse e vincesse l'integrazione di tutti con tutti. Era una rivoluzione, e la sua battaglia le ha causato ferite e sofferenze, ma so che, ancora oggi, all' età di 91 anni, ripercorrerebbe strenuamente la stessa strada. Ero un adolescente o poco meno, ma fu una lezione di vita e di partecipazione che non dimenticherò mai.
In questi giorni di ricordi e di pensieri, ciò che più mi risuona di quell'esperienza era la modalità: dove la passione prevaleva sulla ragione ma non sulle regole, ovvero: "Scelgo ciò che ritengo giusto e fa star bene e crescere la società; con questa certezza so di essere in grado di trovare le regole all'interno delle quali calare questo progetto. E se le regole non ci sono o non sono abbastanza adeguate al progetto, spenderò tutte le energie necessarie affinché siano predisposte nuove regole o adattate nel miglior modo possibile quelle esistenti".
Ma quel progetto, quella focalizzazione sul bene del bambino e sul valore del suo completo inserimento nel mondo dei "normali" rimaneva in cima al pensiero e alle azioni di mia madre.
Sono passati tanti anni e tanti sono stati i passi avanti fatti, sia nella regole che nella naturale predisposizione di tutti verso questo senso di civiltà e di società aperta, accogliente e solidale.
Così, per una di quelle combinazioni che a volte penso non fanno che confermare che non ci sarà un "disegno divino" ma non può essere tutto così casuale,
dopo tanti anni mi sono ritrovato sulla stessa barca. Per questo (e non solo) dedico qualche ora e qualche riga a riflettere su questi anni, su questi quattro anni vissuti in una scuola dove Giulio ha trascorso le sue giornate e dove è cresciuto.
Abbiamo fallito. Tutti. Tutti e indistintamente. Io come padre, noi come famiglia, le insegnanti, i dirigenti, le famiglie, gli operatori che a vario titolo seguono e curano Giulio. Abbiamo fallito perché la buona volontà e le energie che abbiamo speso non erano sufficienti, in quantità e qualità. Abbiamo fallito perché sentirci impotenti fino al punto di iscrivere Giulio in una scuola speciale (lo stesso tipo di scuola contro cui mia madre si batteva quaranta anni fa) significa che avevamo "speso" tutto quello che potevamo spendere. Abbiamo fallito perché abbiamo  rincorso le nostre tensioni personali e i nostri "ruoli" senza metterci abbastanza in gioco e in discussione.
Lungi da me concludere che, avendo fallito tutti, non ci siano responsabilità individuali. Anche in casi di fallimenti "collettivi" a mio parere
ciascuno deve sentirsi responsabile e a suo modo provare ad immaginare dove, come e quando ha commesso un errore, una leggerezza, una mancanza. Da parte mia ne ho riconosciute tante, non ho remore nel cercare di capire e provare a migliorare. Ma non siamo "singoli" messi assieme casualmente. Non basta un esame di coscienza personale per una qualche forma di catarsi individuale. Se siamo assieme e assieme lavoriamo assieme sui nostri figli, non è solo perché questi crescano sani ed educati. È perché la somma dei nostri agire è superiore alla somma aritmetica di ciascuno di noi. Quello a cui partecipiamo con il nostro contributo si chiama società, si chiama sistema valoriale, si chiama partecipazione e solidarietà. E se qualcosa non funziona, non possiamo permetterci il lusso di difenderci dietro un "ho fatto quello che potevo", "ho fatto il mio dovere", "ho fatto tutto con responsabilità". Dobbiamo avere o trovare la forza e il coraggio di andare oltre, di metterci in discussione, di interagire con gli altri che partecipano al progetto, di criticare e di ascoltare le critiche. Ci sta tutto e non lo nego: il dolore e la ferita non rimarginabile di noi genitori, la dignità professionale degli insegnanti e degli operatori, il rispetto delle regole dei dirigenti, la partecipazione emotiva dei genitori e dei loro figli. Ma questa volta non è bastato. Questa volta abbiamo rinunciato al "progetto". Proviamo tutti ad avere e credere un po' più di visione, un sogno. Giulio starà bene, crescerà e vivrà serenamente dentro alle sue difficoltà e alle sue fatiche. Tutti noi staremo bene e ce la caveremo egregiamente pur nell'altalena delle gioie e dei dolori. Non è in discussione il nostro "orticello" di singoli, già ben concimato e al tempo stesso impegnativo e a volte faticoso. Proviamo tutti a farci un regalo e a confrontarci; momenti come questo sono dei veri e propri passaggi a vuoto dentro a quella "visione" che fa parte di noi stessi. Non è un incidente di percorso e nemmeno un episodio casuale; è sintomo di qualcosa di più profondo e intenso, non perdiamo l’occasione di rifletterci. Buona vita a tutti.
Claudio

"
il nostro problema non è la materia umana, che c'è; è piuttosto la mancanza di una forma su cui modellare l'esuberanza della materia. Il problema non è il valore dei singoli, ma l'armonia tra tanti singoli di valore- VITO MANCUSO, La religione civile che manca all'Italia, "La Repubblica", 13 gennaio 2009

giovedì 12 settembre 2013

INSEGNANTI DI SOSTEGNO SI NASCE. GRAZIE PROFESSORE FASCI'!

Giacomo e quella scuola che funziona

La scuola che ricomincia è un momento che fa pensare ai problemi. Sono molti. A guardare con l’occhio degli insegnanti o quello degli studenti o ancora quello dei genitori e dei lavoratori. Sulla disabilità questi si elevano esponenzialmente. C’è tempo anche per riflettere su quello. Ma non solo. Perché la scuola che ricomincia è, deve essere, momento di speranza. Il futuro è lì. Il canale scuola di Corriere.it (http://www.corriere.it/scuola/) ha aperto una bella finestra su questo mondo. Anche su InVisibili cogliamo questo momento. Lo facciamo con una testimonianza positiva. Quella di Simonetta che ci racconta di Giacomo e di una scuola che funziona. C’è anche questo. Ed è bello.
Di Simonetta Morelli
Certificazione Obbligo di Istruzione. Al paragrafo 5 -Competenze acquisite al termine del percorso formativo- si rimanda alla relazione finale allegata che “descrive nei dettagli il rendimento scolastico raggiunto”. Seguono sette pagine sette, suddivise in paragrafi, che raccontano l’alunno Giacomo, la sua vita scolastica, la gestione faticosissima e felicissima dei suoi gravi limiti. Tra le righe si leggono una profondità di intesa straordinaria tra docente e alunno e la capacità di ricercare e individuare abilità residue o misconosciute per poi accompagnarle, affiancarle e infine farle sbocciare rendendole così degne di valutazione ufficiale. Ne consegue una ridefinizione della personalità di Giacomo, segno che lui è un ragazzo con una sua propria identità anche pubblica: è un alunno, non un figlio delle stelle come spesso vengono definiti gli autistici, i ritardati, gli epilettici come lui. E c’è umiltà nel testo del professore come se fatica e conquiste fossero solo dell’alunno.
Questa mattina, Giacomo è divenuto ufficialmente alunno del liceo scientifico. Docenti sconosciuti, affannati tra la sala dei professori ed i vari uffici non ci hanno lesinato sorrisi , brevi saluti, presentazioni spontanee. Evidentemente in questa scuola si usa così. Fantastico. Lui nel frattempo ha apprezzato, sornione, l’ampiezza e la luminosità dei locali misurandone prima con lo sguardo e poi con i passi l’adeguatezza alle proprie esigenze, anche estetiche. Ha fatto la fila con me, in segreteria; ha preso l’iniziativa stringendo la mano alle sue professoresse di sostegno. Niente baci e abbracci da parte sua. Niente atteggiamenti affranti, preoccupati o ansiosi da parte loro. Discorsi distesi piuttosto, buona volontà e reciproca richiesta di collaborazione.
Non sono favole né miracoli. Questa è la nostra scuola pubblica quando non mortifica personalità, senso del dovere, civiltà, competenza e cultura dei docenti.
E non è retorica.
Vorrei solo che la fortuna di Giacomo accompagnasse in questo nuovo anno scolastico non solo chi insegna ma anche chi dirige gli istituti e chi fa parte del personale amministrativo tecnico e ausiliario delle scuole (importantissimo nell’essere spesso  sostegno e complice di mamme spaventate). Sono solamente loro la parte sana di una scuola pubblica, da sempre nobile, che l’incuria – dall’alto – vorrebbe falsa invalida.
 Giacomo con il prof. Fascì, l’insegnante che lo ha seguito alle Medie, autore della relazione iniziale del post

venerdì 23 agosto 2013

SOGGIORNO ESTIVO A MANNOLI

SI PARTE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Siamo pronti, sabato inizia una nuova esperienza. Dopo 7 anni di soggiorni sociali estivi insieme alla Caritas Diocesana da quest'anno proviamo a camminare da soli. 
Dal 24 al 27 agosto 2013 saremo a Mannoli, Santo Stefano D'Aspromonte, per fare un'esperienza meravigliosa condividere con i ragazzi di InHoltre l'esperienza di un soggiorno. Per alcuni di noi è la prima esperienza, per quattro giorni condivideremo le fatiche che un campo comporta ma allo stesso tempo ci divertiremo con le varie attività programmate per questi giorni. 
Ritorneremo stanchi ma ricchi di un'esperienza unica.
Il volontariato è servizio gratuito agli altri, dare e ricevere.

venerdì 2 agosto 2013

NONA SERATA DI SOLIDARIETA'





Martedì 6 agosto, l’Associazione di volontariato InHoltre  presenta la Nona Serata di Solidarietà, dal titolo “La disabilità… in piazza”, un evento che ormai è diventato un’importante tradizione, che si rinnova di anno in anno grazie soprattutto alla fiducia dei tanti che credono  e che continuano a credere nel valore dei fini che la Serata persegue. L’obiettivo da sempre perseguito da InHoltre è quello dell’abbattimento di quelle barriere culturali e mentali che confinano la disabilità in un mondo isolato e, preferibilmente, lontano. Il modo più semplice per abbattere tali barriere è parlare di disabilità, mettendo appunto “La disabilità… in piazza”.
Come ogni anno, ospite della nostra serata, sarà una persona con disabilità che si è particolarmente distinta nel corso dell’anno.
Quest’anno la testimonial della serata è la nuotatrice ANNA BARBARO. Anna, l’atleta non vedente si è aggiudicata due medaglie d'argento e una di bronzo ai Campionati Italiani Assoluti Estivi FINP 2013, svoltisi a Napoli. L'atleta reggina si è classificata al secondo posto nella gara dei m.50 Stile Libero. La seconda medaglia d'argento è stata conquistata nei m.100 Dorso. Terzo posto e, quindi, medaglia di bronzo nella successiva prova dei m.100 Stile Libero.
Allieteranno la serata con la loro musica il complesso THE NEW OLD FRIENDS.
I ballerini della  scuola di ballo SARANNO FAMOSI DANZA si esibiranno per tutti gli amici di InHoltre.
L’associazione UN AZIONE PER UN SORRISO donerà ad InHoltre delle postazioni multimediali per il coinvolgimento delle persone con disabilità.
Nel corso della serata sarà allestita una mostra di quadri realizzati dai ragazzi di InHoltre.

INHOLTRE: SOLIDARIETA’ E TANTA ALLEGRIA

 ANNA BARBARO CAMPIONESSA DI NUOTO


La nuotatrice non vedente Anna Barbaro, della società "A.V.E.S.D. CON NOI Reggio Calabria"si è aggiudicata due medaglie d'argento e una di bronzo ai Campionati Italiani Assoluti Estivi FINP 2013, svoltisi a Napoli. L'atleta reggina si è classificata al secondo posto nella gara dei m.50 Stile Libero. La seconda medaglia d'argento è stata conquistata da Anna Barbaro nei m.100 Dorso.Terzo posto e, quindi, medaglia di bronzo nella successiva prova dei m.100 Stile Libero, Negli stessi Campionati l'atleta ha voluto provare la specialità del m.100 Dorso, rinunciando a gareggiare nei m.100 Rana, nei quali era Campionessa Italiana uscente, e questo per ampliare sempre più le proprie qualità tecniche in tutti e quattro gli stili natatori, in vista di un probabile impegno nella particolare specialità delle gare miste. Inoltre, a conclusione della manifestazione, la nuotatrice reggina si è confermata sempre di più ad alti livelli agonistici nazionali, partecipando alle finali "Open" dei m.50 Stile Libero e dei m.100 Dorso, piazzandosi rispettivamente al quarto e quinto posto assoluto fra le migliori specialiste italiane di tutte le classi di disabilità. Anna Barbaro, a conclusione di questa sua brillantissima stagione agonistica - nella quale ha ottenuto complessivamente una medaglia d'oro, tre d'argento e una di bronzo, tra Campionati Italiani FINP Invernali ed Estivi, parteciperà alla 49.ma edizione della “Traversata dello Stretto di Messina" insieme ai 100 migliori nuotatori italiani normodotati, organizzata dal "Centro Nuoto Sub Villa San Giovanni", in programma domenica 4 agosto.

giovedì 18 luglio 2013

I Mondiali di atletica paralimpica. Oltre Pistorius, guardando avanti

C’è sempre un prima e un dopo. L’importante è che uno non cancelli l’altro. Lo sport paralimpico riparte senza Oscar Pistorius. Non per dimenticare quello che lui ha fatto nel mondo dello sport e, più in generale, della disabilità. Per mostrare invece che “nuove stelle crescono nell’assenza di Pistorius”, come dice il Presidente del Comitato Paralimpico Internazionale, Philip Craven. I Mondiali di atletica leggera paralimpica che cominciano a Lione, in Francia, sono il più grande evento da Londra 2012. Si ricomincia da qui. Senza paura di guardarsi indietro e sapendo riconoscere quello che è stato. Guardando avanti, però. Dove ci sono, tanto per parlare di Italia, Martina, Assunta, Giusy, Annalisa, Oxana.
Sarà un campionato straordinario. Bastano due dati: oltre 1100 atleti di 100 Paesi. Mai così tanti nella storia. Solo alla Paralimpiade si superano questi numeri. Come spesso accade, non bastano cifre del genere e gare che promettono di essere bellissime ed emozionanti per convincere una qualsiasi delle nostre reti televisive, libere o a pagamento non fa proprio differenza, a trasmettere un evento del genere. Eppure sarebbe bastato poco (dal punto di vista economico davvero un’inezia), ma i dirigenti delle nostre tv preferiscono interminabili dibattiti sul vuoto pneumatico del calcio mercato piuttosto di sport vero che sa andare oltre lo sport.
Riconoscere quello che è stato. Senza Pistorius non ci sarebbero questi numeri. Per la prima volta ci saranno gare differenti nello sprint, 100 e 200 metri fra i maschi, per atleti amputati a una (cat. T44) e a due gambe (T43). Prima di lui, in finale capitava solamente un biamputato: lui o Tony Volpentest. Tutti i campioni amputati di gamba che correranno a Lione hanno cominciato dopo aver visto correre Oscar. E lo hanno saputo battere.
Saranno campionati bellissimi perché ci saranno tanti giovani. Nella velocità amputati, alla quale abbiamo accennato, le emozioni arriveranno dall’inglese Jonnie Peacock, oro a Londra 2012, dagli statunitensi Richard Browne e Blake Leeper, dal brasiliano Alan Fonteles Oliveira. Insieme non arrivano a 80 anni. La nostra Oxana Corso, splendida a Londra con un doppio argento, ha appena compiuto 18 anni. L’olandese Marlou Van Rhijn, biamputata alle gambe, nuovo fenomeno mondiale nello sprint, ha 21 anni. E si potrebbe continuare.
Negli ultimi dieci anni vi è stata una crescita continua di prestazioni e ricerca in tecnica e materiali. Vi sono carrozzine superleggere e ultratecnologiche che costano migliaia di euro. Una protesi da corsa o da salto supera i ventimila. Il progresso scientifico aiuta a far crescere anche lo sport. Per questo nei mesi scorsi il Comitato Paralimpico internazionale ha svolto una serie di incontri dedicati a studiare questo fenomeno. Non si vogliono creare dei superuomini. Chi vedrà le gare (per fortuna il web, come spesso accade, viene in aiuto, con le dirette sul canale youtube di Ipc, ParalympicSportTv) vedrà atleti. Grandissimi. Non è il superomismo che occorre allo sport paralimpico. Forse c’è stata un’epoca che questo è accaduto e magari è anche servito. Ma bisogna fare un passo avanti.
Sarebbe stato utile in Italia mostrare anche Lione 2013, dopo Londra, e magari anche i mondiali di nuoto paralimpico, che saranno in agosto in Canada. Sono sempre meno i disabili che praticano atletica. A Lione una delle punte di diamante sarà Alvise de Vidi, il capitano della squadra. Benedetto lui, è davvero l’emblema dello sport paralimpico: era già una stella sul finire degli anni ’80. Ma le nuove leve sono sempre meno. Meglio fra le ragazze. Ma qui abbiamo esempi come Giusy Versace, bravissima a voler continuare a correre sono la delusione della mancata convocazione a Londra 2012, e Annalisa Minetti, cantante e modella, che sono anche star tv e sulle copertine dei settimanali. Con Martina Caironi (poco più che ventenne, amputata di gamba adolescente, oro a Londra nei 100m) e Assunta Legnante (“cannoncino”, come la chiamano, prima stella olimpica ora cieca, oro nel peso a Londra, dove ha riscritto a ogni gara l’albo dei record), oltre a Oxana, sono le atlete su cui puntare, per chi ama le scommesse.
Si potrebbe andare avanti a raccontare nuove storie per nuovi atleti di questo Mondiale di atletica che parte domani. Oltre Pistorius. Perché lo sport, e quello paralimpico non fa eccezione, sa guardare avanti.
Tratto da invisibili.corriere.it

giovedì 11 luglio 2013

Quell’esigenza vitale chiamata Lavoro


Alla fine è arrivata anche la condanna dell’Europa. L’Italia non ha fatto abbastanza per abbattere le barriere, fisiche, normative e psicologiche, per consentire l’ingresso alle persone con disabilità nei normali percorsi lavorativi. Bocciatura che viene confermata dai dati: il tasso di disoccupazione tra le persone con disabilità sfiora l’80% e circa 600 mila domande di lavoro attendono inevase negli uffici provinciali del collocamento mirato. Basta! Basta, non smetteremo mai di gridarlo!
Dati, statistiche e numeri fanno ombra alle persone, ai sogni d’indipendenza, di vita autonoma, di autorealizzazione… Quante storie ho sentito, quante persone mi hanno confessato i propri dolori e angosce, le paure, le delusioni… E’ veramente ora di dire basta. Il lavoro non si crea per decreto legge quasi per magia, ma si possono ricreare le condizioni attraverso cui le persone abbiano una possibilità. Gli under o over qualcosa (si tende a categorizzare per età le fasce di popolazione più in difficoltà) con o senza disabilità, in situazione di disagio o no, aspettano una risposta.
Mai come in questo periodo, per vicende personali e per situazioni che coinvolgono l’azienda che edita questo blog, mi sono soffermato a pensare al lavoro. Sono riaffiorati i ricordi di un passato in cui il lavoro mi ha salvato la vita. E’ stata la mia medicina. Da quel letto in riabilitazione dove sono stato steso immobile per molte settimane, non mi sarei forse più rialzato se non fosse stato anche per un avveduto direttore che come cadeaux, accanto a qualche chilo di Nutella, mi fece recapitare un computer.
Un pc, la mia scrittura, il mio lavoro… ed è rinata la voglia di reagire a una situazione che mi aveva portato a qualche passo dalla morte. E’ difficile tornare a quei momenti senza che vengano i lucciconi. Quando ti svegli e, di colpo, ti scopri inutile, un mucchietto di carne che non si muove. Il tuo cervello che si avvicina pericolosamente a stati depressivi. Amici e genitori cercano invano di scacciare in un angolino i tuoi pensieri negativi: chi amerà mai un paraplegico? come farò a mantenere me e un’eventuale famiglia? Poi arriva la notte con i suoi silenzi, le sue ore che non passano mai e la mano si avvicina al pacchetto di farmaci che un infermiere distratto ha abbandonato sul comodino.
Il lavoro è vita, o almeno lo è stato per me. Undici anni fa, quando ebbi il mio incidente, incontrai le persone giuste al momento giusto, un editore, un direttore e dei colleghi che con grande intelligenza capirono ciò che solo oggi riesco ad apprezzare. Scelsero consapevolmente di darmi una seconda possibilità, regalandomi una seconda esistenza. Scelsero allora di far di tutto per riavermi al più presto in redazione. Un’ora alla settimana, poi mezza giornata, poi una giornata intera. Ricordo il giorno in cui riuscii a fare ben tre ore nel mio vecchio ufficio e poi dovetti trascorrere due giorni a letto con la febbre perché avevo forzato troppo la mano e il mio corpo non riusciva a seguire la mia voglia di vivere. Ma ero tornato a vivere… ed ero felice.

Tratto da: invisibili.corriere.it

sabato 29 giugno 2013

MOSTRA DI QUADRI




 La pittura, fin dall’antichità, è stata per molti l’unico mezzo per esternare le proprie emozioni le più recondite. Anche i ragazzi di InHoltre sono stati artisti nel laboratorio di pittura.
Il progetto Incontro, realizzato nella scuola elementare di S.Elia, dopo 9 mesi di attività, è giunto alla pausa estiva.
Nel corso dell’anno esso ha visto come protagonisti i nostri ragazzi, supportati dai numerosi volontari, nel cimentarsi in vari laboratori; uno dei più apprezzati è stato proprio quello di pittura.
Ai nostri ragazzi è stata data ampia libertà nel trasferire sulla propria tela ciò che maggiormente colpiva la loro fantasia e quindi li emozionava. Sono state realizzate numerose tele che, non tenendo conto dell’aspetto tecnico, trasmettevano un’emozione unica e irripetibile del proprio io.
Sono anni che ci occupiamo di inclusione, siamo fermamente convinti che una persona con disabilità, se opportunamente stimolata, possa raggiungere dei risultati impensabili a prima vista.
Il mondo della disabilità lentamente sta emergendo dalle quattro mura in cui era recluso sino a qualche anno fa.
Le persone con disabilità, grazie alla cultura delle famiglie di appartenenza, incominciano a scoprire un mondo nuovo, quello della “normalità”, fortemente precluso negli anni scorsi anche per l’ imbarazzo di far conoscere la disabilità del proprio figlio. La società civile si sta aprendo, sempre più spesso cominciano a crollare le barriere culturali, si comincia a capire che chi vive nella disabilità prima di tutto è una PERSONA, riconoscendogli quei diritti e bisogni impensabili sino a qualche anno fa. Non è più giudicato insolito accostare una persona con disabilità allo sport, al turismo, all’informazione.
Il mondo della disabilità sta cambiando, lentamente ma sta cambiando!
Nel sud, e in modo specifico nel nostro territorio, il cambiamento è molto più lento che altrove ma, grazie al coinvolgimento delle persone comuni, la disabilità sta diventando di tutti, anche di coloro che sino a qualche anno fa non sapevano di cosa si trattasse.
Grazie allo stimolo dell’associazione InHoltre e, sopratutto alla grande disponibilità di tante persone, i volontari, la qualità della vita di chi giornalmente si trova a confrontarsi con la diversità sta cambiando. La strada da percorrere per una totale integrazione è ancora lunga, ma riuscire a far diventare la nostra cittadina a misura di disabile è il nostro desiderio: come si dice, i sogni finiscono all’alba, e la nostra è ancora lontana. 
Anche una mostra di pittura è integrazione e socializzazione, e i ragazzi di InHoltre hanno colto l’opportunità di poter esternare la propri gioia e la propria voglia di comunicare.
Le offerte che i visitatori vorranno donare ad InHoltre saranno interamente utilizzate per il soggiorno sociale estivo a Mannoli di Santo Stefano di Aspromonte.
Per tutti questi motivi abbiamo pensato di organizzare una mostra di pittura all’interno dell’Antiquarium di Lazzaro, grazie alla disponibilità dell’Amministrazione Comunale di Motta San Giovanni che ne ha concesso i locali. 
La mostra sarà aperta al pubblico sabato 29/06 dalle 18.00 alle 20.30, domenica 30/06 dalle 09.00 alle 13.00 e dalla ore 18.00 alle 20.30 e domenica 07/07 dalle 18.00 alle 20.30.