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Ogni individuo sia valorizzato in quanto persona e non per quello che produce

giovedì 21 febbraio 2013

Oscar Pistorius, simbolo nella tragedia, e quei bimbi ora smarriti


Oscar Pistorius con bambino in Namibia

di Claudio Arrigoni

Il senso di Pistorius è in quelle foto. Quella del suo ultimo tweet, due giorni fa: lui e quel bambino namibiano amputato completamente alle gambe, al quale porge la mano. E scrive: “A luglio lancerò la mia fondazione: ad almeno 10 bimbi darò la possibilità di muoversi”. E ancora una foto di diversi anni fa, che da sempre ha usato per il suo profilo su twitter. Con Ellie, che era piccola allora e una malattia le aveva tolto braccia e gambe, a correre insieme a Manchester, entrambi su quelle lame che Oscar ha sublimato simbolo di libertà. A quella di JJ, che il giorno di Halloween all’asilo a New York è andato vestito da Pistorius, esibendo bene quelle protesi, lui con le gambe amputate a pochi mesi dalla nascita. Ancora a quella con Bebe in pista a Mogliano Veneto: aveva iniziato a correre, lei quindicenne senza i quattro arti da quando aveva 11 anni, perché Oscar le aveva detto che era divertente.

Ora che è dentro una tragedia immane, che la tristezza è in primo luogo per quella ragazza e la sua vita spezzata, che si deve capire e forse non si capirà mai il perché. Ora non sarebbe forse il momento, ma è giusto farlo. Le cronache si devono occupare di quel che accaduto, degli spari nella notte, di una vita che se ne va e due famiglie distrutte. Ma si deve anche riflettere su Oscar Pistorius e quello che è stato sino a oggi. Perché nulla sarà come prima.
“Non sono disabile, semplicemente non ho le gambe”, diceva adolescente. Aveva 11 mesi quando gliele hanno amputate sotto il ginocchio, 17 quando ha messo le prime protesi. A 7 anni ha cominciato a giocare a calcio, a 11 lo scelsero per la squadra di tennis della sua regione. Intanto si divertiva con cricket e rugby. A 15 anni la mamma, Sheila, è morta improvvisamente per una allergia ai farmaci. In quel periodo cominciò a correre. A 17 vinse i 200 metri alla Paralimpiade di Atene 2004. Un anno dopo disse: “Ho un sogno: correre all’Olimpiade”. Divenne un obiettivo. A Londra 2012 gareggiò in Olimpiade e Paralimpiade, atleta simbolo dei Giochi insieme a Usain Bolt. “Non sei disabile per le disabilità che hai, sei abile per le abilità che hai”: questo ripeteva e voleva trasmettere, guarda le abilità.
Oscar e Ellie
La storia serve per capire perché è diventato il simbolo delle persone con disabilità nel mondo. Milioni si sono ispirati a lui. Una persona senza gambe che nella corsa è più veloce delle persone con le gambe. Le polemiche su vantaggi e svantaggi lo avevano reso ancora più forte. La scienza aveva mostrato che quelle protesi non avvantaggiavano. Probabilmente bastava il senso comune. Anche quella vicenda rafforzò il suo messaggio: “Mai arrendersi”. Quello che bambini come Ellie e quel piccolo in Namibia hanno colto guardandolo correre e cercando di fare come lui.
Un giorno mi disse: “Devo correre più veloce che posso, non solo per me, anche per quelli che guardano a me”. Sapeva di ispirare un incalcolabile numero di persone. Come quei bimbi.
JJ vestito da Pistorius per Halloweeen 2012
Non era un supereroe. Era un ragazzo prima e un giovane poi che amava la vita e qualche eccesso. I motori e le corse con auto e moto, per esempio. Tornando da una festa, guidando una barca su un fiume di notte, aveva rischiato di morire finendo contro un pontile. Una ragazza lo denunciò perché a una festa a casa sua la aveva cacciata in malo modo. Lui disse che era stata lei ad alterarsi. Capita quando a poco più di venti anni si è tra le persone più famose del mondo. Ma il sorriso non lo abbandonava mai.
Ora ripenso a quel ragazzo conosciuto ad Atene nel 2004, diciassette anni, brufoli in viso e l’apparecchio ai denti, che in meno di dieci anni ha saputo abbattere barriere che rompere appariva impensabile. Ha fatto più lui con le sue corse che decine di anni di convegni e parole. Ripenso a Ellie a Londra, a quel bimbo in Namibia, a JJ a New York, a Bebe in Italia.
E penso a Reeva, bellissima e dolcissima, come la ricordano le amiche. Riposi in pace.
Tratto da: http://invisibili.corriere.it

sabato 9 febbraio 2013

La mente corre ma il corpo va lento, La sclerosi multipla compagna di vita.


“E’ terribile quando la mente corre mentre il tuo corpo va a rilento”. E’ l’immagine della sclerosi multipla. Il dossier di Corriere Salute mette in luce storie, ricerche e scienza di una malattia con mille porte aperte, aspetti molteplici, momenti comuni e unici. Perché chi è affetto da sclerosi multipla ci deve convivere, ogni ora, giorno, settimana. Con speranze e disillusioni che si accavallano. Quella immagine la porta Antonella Ferrari, un’attrice di quelle brave, che da poco più che ragazza convive con la malattia e i suoi effetti. Nella vita e nel lavoro.
Il suo libro, “Più forte del destino” (Mondadori), è diventato un best seller, probabilmente il più venduto fra quelli in cui questa malattia viene trattata, anche se dentro ci sono pezzi di vita che partono dalla sua condizione e arrivano ad altro. La sua rubrica su Chi, rivista con centinaia di migliaia di lettori, è fra le più seguite e apprezzate. E’ testimonial dell’Associazioni Italiana Sclerosi Multipla. E’ la malattia che esce dal limbo. Fra pochi giorni sarà fra i protagonisti di “Un matrimonio”, film a puntate di Pupi Avati, in onda per diverse settimane su RaiUno in prima serata. Un caso raro, forse unico: Antonella è famosa in un mestiere dello spettacolo partendo da una condizione di disabilità data dalla malattia, non l’ha acquisita nel tempo. Per questo, anche se non se lo è scelto, il suo ruolo di “testimone” ha ancora più valore e viene apprezzato. Ed è anche scomodo.
“La mente corre e il corpo va lento”: l’ascolto del proprio corpo è fondamentale quando si ha la sclerosi multipla. “Puoi arrivare a patti con la malattia, diventa un compagno di vita con cui devi dividere il tempo”: ecco quello che ha fatto lei. La sua storia si riflette in quelle di tanti. L’hanno vissuta migliaia di donne e uomini. Lei facendo l’attrice, altri lavorando in fabbrica, altri ancora in ufficio o impegnati negli studi. Mostra quanto la SM sia strisciante: colpisce ogni aspetto della vita. Antonella ne ha parlato anche qui su InVisibili, riguardo per esempio e maternità e dintorni.
La diagnosi. Quella è la prima porta che si apre della nuova vita. La stanchezza profonda come primo sintomo. Fino a qualche tempo fa, senza andare troppo indietro nel tempo basta pensare agli anni ’90, era sottovalutato. Da chi l’aveva al medico. Oggi, come mette in luce anche il dossier di Corriere Salute, molto è cambiato. “Per me è stata una liberazione. Per anni ho lottato per scoprire la verità. La diagnosi è stata una conquista più che una sentenza. Ero stanca di sentirmi dire che era solo stress”. Nel bellissimo video che presenta il libro ci sono anche queste parole. Pure gli esami strumentali, in quel periodo ancora imperfetti, non la segnalavano. “Ecco perché dico ai medici: sappiate ascoltare i pazienti e fate attenzione a come presentate la diagnosi. E’ bene non illudere, è male essere distruttivi”. Realisti, sapendo mostrare le possibilità di una vita che cambia. Come è accaduto ai 65 mila malati di SM. La condizione di disabilità che si vive porta a nuove consapevolezze. “Voler combattere e sperare, comunque. Non sempre è facile”.
Il “viaggio della speranza” ne “La storia di Graziella V.”, splendidamente raccontata su Corriere Salute, è emblematico di quanto la fragilità diventi forza. Ancora le parole di Antonella affidate a quel breve, intenso minidocumentario: “Il sogno è la base di ogni cosa: a me ha permesso di rialzarmi ogni volta che il dolore mi ha costretto a terra. Sognare non è facile (…) La paura a volte fa capolino. Tu non hai paura? Ma è più forte la voglia di volare che la paura di cadere”.
Tratto da www.invisibili.corriere.it 

martedì 29 gennaio 2013

DONIAMO UN SORRISO


Video di presentazione delle attività di InHoltre 
per i bambini e gli insegnati 
della scuola elementare G. Mallamaci
di Motta San Giovanni (RC)



domenica 27 gennaio 2013

AKTION T4


Tratto da Wikiperdia
L'Aktion T4 fu il nome dato dopo la seconda guerra mondiale al Programma nazista di eutanasia che sotto responsabilità medica prevedeva la soppressione di persone affette da malattie genetiche, inguaribili o da più o meno gravi malformazioni fisiche. Si stima che l'attuazione del programma T4 abbia portato all'uccisione di un totale di persone compreso tra le 60.000 e le 100.000. Per quanto concerne la sola terza fase dell'aktion T4, i medici incaricati di portare avanti l'operazione decisero di uccidere il 20% dei disabili presenti negli istituti di cura, per un totale di circa 70.000 vittime. Ad ogni modo l'uccisione di disabili proseguì anche oltre la fine ufficiale dell'operazione, portando quindi il totale delle vittime ad una cifra che si stima intorno alle 200.000 unità.
T4 è l'abbreviazione di "Tiergartenstrasse 4", l'indirizzo del quartiere Tiergarten di Berlino dove era situato il quartier generale dallaGemeinnützige Stiftung für Heil- und Anstaltspflege, l'ente pubblico per la salute e l'assistenza sociale. La designazione Aktion T4 non è nei documenti del tempo, ma i nazisti usavano il nome in codice EU-AKtion o E-Aktion (E, EU significava eutanasia). Programme di eutanasia fu il nome utilizzato nel processo di Norimberga, sia dai giudici che dai procuratori. Si è utilizzato anche il termine morte per compassione.
Per maggiori dettagli www.olokaustos.org/argomenti/eutanasia/index.htm

Aktion T4 - Vite indegne di essere vissute




Quanto è cambiato da allora a oggi, Hitler usava le camere a gas per eliminare le persone con disabilità, oggi si usano i tagli all'assistenza, l'emarginazione, la ghettizzazione, l'esclusione:
 il tempo passa ma il risultato non cambia!!!!!!!!!!!!!!







sabato 12 gennaio 2013

Ciao mamma Tonina

Simona Atzori: «Così i miei genitori mi hanno insegnato ad andare oltre gli ostacoli»

«Mia madre mi ha regalato le ali
Ho imparato a vivere con serenità»

La ballerina nata senza braccia: ha lottato perché anche gli altri vedessero quante cose avrei potuto fare

Simona Atzori con la mamma ToninaIn questa pagina pubblichiamo un intervento di Simona Atzori, ballerina, pittrice e scrittrice milanese, senza braccia dalla nascita. Simona ha perso la mamma Tonina il giorno della vigilia di Natale. In queste righe racconta il rapporto speciale che ha vissuto con lei e il ruolo fondamentale che sua madre ha avuto nella battaglia combattuta assieme alla figlia per superare le difficoltà e raggiungere traguardi che sembravano impensabili.
«Le sue braccia sono rimaste in cielo e nessuno ha fatto tragedie» ha scritto il grande e caro amico Candido Cannavò, cogliendo in una semplice frase il senso più grande della mia vita. Sono nata così, senza le braccia, da due genitori straordinari che mi hanno accolto senza tragedie, ma con tanto amore e positività. Siamo cresciuti insieme, creandoci un mondo che rispecchiava la nostra prospettiva, con le mie «mani in basso» e con la voglia di trovare il nostro posto in questo mondo, che a volte fa fatica ad accorgersi di quanto sia bello e prezioso il fatto che tutti noi siamo diversi.
Due braccia che all'apparenza non ci sono, ma che diventano 4, poi 8, poi mille e poi infinite perché hanno il desiderio di accogliere tutte le braccia che hanno voglia di donarmi il loro amore e il loro aiuto.
Non so esattamente cosa abbia provato la mia mamma la prima volta in cui mi ha tenuta tra le sue braccia, ma so con certezza che da quell'istante lei mi ha scelta per la seconda volta come sua figlia, per donarmi tutto il suo amore e farmi crescere con serenità.
«Vivi la tua vita con serenità, come ho sempre fatto io», mi ha detto un giorno la mia mamma. Parole preziose che mi accompagnano ogni giorno e che ora hanno acquistato un senso ancora più grande. Insieme a lei sono cresciuta e ho sognato, credendoci così tanto e impegnandomi in ogni momento della mia vita, ma sempre con lei al mio fianco. Quando ci dicevano che non potevo fare qualcosa, io la guardavo e lei mi sorrideva dolcemente e mi diceva «sì» con la testa e non mi serviva altro. Sono diventata una pittrice e una danzatrice insieme e anche grazie a lei, perché non ci siamo mai arrese.
Il 24 dicembre la mia mamma ha concluso il suo viaggio in questa vita. Quando le persone lasciano la terra alla vigilia di Natale si dice che stiano accompagnando la Vergine nella nascita di suo figlio. Il pensiero che lei non abbia smesso di essere madre mi ha dato quel senso di serenità che lei mi aveva augurato. Però non basta, il dolore che si prova quando si perde la propria mamma è qualcosa che non si può spiegare e nemmeno immaginare prima.
Ora ho due braccia in meno. Lei mi ha tenuto stretta tra le sue braccia il giorno in cui sono venuta al mondo ed io le ho tenuto la mano nel suo ultimo respiro. La sensazione di solitudine che mi pervade è immensa, in alcuni momenti è dolorosa anche fisicamente.
Molti dei miei gesti quotidiani erano fatti insieme a lei. Le sue mani erano davvero anche le mie nel modo più spontaneo e sincero possibile. Una sensazione che solo una mamma può provare quando il proprio bambino è piccolo, ma una sensazione che le mamme che hanno un figlio con delle necessità particolari provano tutti i giorni, anche quando i propri figli non sono più bambini. Ora questi gesti mancano come l'aria che respiro e assumono un significato diverso. Ho avuto sei mesi di tempo per abituarmi a questa mancanza, da quando questa malattia ha reso il suo corpo così debole. Sono stati mesi che sono serviti a lei per vedere che potevo farcela e che potevo volare, come lei mi diceva sempre. «Tu devi volare...», ci ha creduto sempre, in ogni istante della sua vita, anche quando aveva tutti contro. Non si è mai arresa e ha lottato insieme a me perché gli altri potessero vedere quante cose la sua bambina sapeva e poteva fare. Ha lottato fino alla fine nel modo più dignitoso e straordinario possibile. Amava la vita e non si poteva arrendere dopo averci creduto così tanto. Il suo corpo non ce l'ha fatta, ma il suo spirito è ancora vivo. È vivo dentro me e tutte le persone che l'hanno amata e apprezzata come donna, moglie, madre, nonna e amica.
Sapevo che ci sarebbe stato un «dopo di lei», ma non lo immaginavo, non così presto e non dopo tanta sofferenza. E ora questo momento è arrivato, non è più un «dopo» ma un «adesso». Sento che mi ha lasciato tutti gli strumenti necessari per vivere e volare come voleva lei, come mi ha insegnato lei e lo devo fare proprio senza di lei. Non so ancora come farò, ma so che lo devo fare anche per lei.
In questi anni di attività artistica sono spesso venuta in contatto con realtà impegnate nel realizzare progetti e servizi per garantire un futuro sereno alle persone con disabilità e ai loro familiari. Progetti importantissimi e fondamentali per molte famiglie che altrimenti non saprebbero come fare. È già difficile per un figlio sopravvivere alla morte di un genitore, poi per un figlio che ha vissuto tutta la vita con l'aiuto amorevole e spontaneo dei suoi genitori, trovarsi senza è come morire. Chissà quante volte la mia mamma avrà pensato al momento in cui non sarebbe più stata lei a «donarmi» le sue mani e quante preoccupazioni che non mi ha mai fatto percepire. In questi anni mi ha aiutato a costruirmi delle basi su cui fondare la mia vita, sapendo che mi avrebbero aiutato anche nel momento in cui lei non sarebbe più stata accanto a me. Lo ha fatto in mille modi e forse solo ora lo comprendo realmente, perché lei non c'è più, ma tutto quello che abbiamo costruito resta e ora sta a me portarlo avanti.
Questa è la prova più grande della mia vita, è come se fossi nata una seconda volta, senza le sue braccia di madre, ma con le braccia di tante altre persone che mi circondano e che non mi permettono di sentirmi sola. Ho tutti gli strumenti per ricominciare questa vita e li ho costruiti tutti con il suo sostegno. Ora devo volare da sola... Ce la posso fare, perché lei ci ha sempre creduto e io continuerò a crederci anche per lei.
Simona Atzori
Tratto dal Corriere.it

giovedì 3 gennaio 2013

REGALO DI NATALE

Il bimbo, il campione e una gamba per correre: che bel Natale per Rio

Rio e il suo regalo di Natale è l’immagine che spiega più mille parole la Paralimpiade e quanto sia importante. Rio e il suo sorriso quando scarta il pacco sotto l’albero illuminato spazzano via ogni dubbio e mille discussioni su quello che lo sport paralimpico riesce a dare in termine di speranza, divertimento, gioia. La sua è stata la storia di Natale dei sei quotidiani più letti in Gran Bretagna, ma ha un sapore universale.
La racconto nel giorno in cui il Corriere della Sera in edicola dedica un largo spazio alla celebrazione dei Giochi Paralimpici, evento sportivo fra i più grandi del 2012, il secondo come numeri dietro l’Olimpiade. La gioia che Rio esprime nelle foto riprese dal profilo di facebook che i genitori gli hanno dedicato potrebbe bastare da sola.
Rio ha quattro anni. Aveva 14 mesi quando gli è stata amputata sopra il ginocchio la gamba destra. Lo scelsero i suoi genitori, Trevor e Juliette, dopo che Rio era nato con una rarissima sindrome (uno su un milione), l’aplasia tibiale,  con la gamba sviluppata senza tibia, ginocchio e caviglia. Ha sempre usato una protesi rigida, che però non gli permetteva di correre. “Questa estate ha passato tanto tempo a vedere la Paralimpiade e i campioni con le ‘gambe speciali’, come le chiama lui”, racconta la mamma. Fra questi vi era è Jonnie Peacock, diciannovenne idolo di casa: prima dello starter della finale dei 100 metri T43-44 (amputati a una o entrambe le gambe sotto il ginocchio), quelli dove lui ha vinto con record del mondo e Oscar Pistorius è finito quarto, per capirsi, c’erano 80 mila persone allo Stadio Olimpico a urlare il suo nome.
Jonnie ha saputo la storia di Rio e lo ha incontrato. Ha messo in contatto Trevor, che fa l’idraulico, e Juliette con una clinica che lavora sulle protesi. La Dorset Orthopaedic si è offerta di aiutarli gratuitamente con una gamba da corsa per Rio del valore di circa 4000 sterline. Un Babbo Natale è andato a casa sua con un pacco strano: c’era una lama in fibra di carbonio decorata con il suo personaggio preferito della tv, il pompiere Sam.
“Mi piace molto la mia gamba ‘speciale’. Ora posso fare un sacco di cose che mai avevo fatto prima”. Per Rio il regalo di Natale più bello, come conferma la mamma: “Sì, un sogno che diventa realtà. Dopo che le aveva provate non smetteva di saltare e correre. Aveva partecipato a piccole gare alla scuola materna e lì avevamo visto quanto gli piaceva correre, pur con le difficoltà delle protesi che aveva prima. Ora non si riesce a fermare. Ama la Paralimpiade e, anche se ha solo quattro anni, penso che ci arriverà”. Dato il ritmo di crescita, ogni 6/9 mesi dovranno essere cambiate. Questo comporterà una spesa ci circa 2500 sterline, che i genitori stanno cominciando a raccogliere.
Rio ha visto Jonnie a Londra 2012 e ha avuto voglia di correre. Jonnie ha incontrato Rio e gli ha cambiato la vita. E’ la Paralimpiade. Il resto, con polemiche che ancora qualcuno alimenta, sono parole. Quasi sempre vuote.
Rio con la sua protesi

Tratto da InVisibili.corriere.it

venerdì 21 dicembre 2012

BUON NATALE


E’ Natale

 


E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

MADRE TERESA DI CALCUTTA 

AUGURI DI BUON NATALE 
AI RAGAZZI, AI SOCI, AI VOLONTARI,
 AGLI AMICI DI INHOLTRE E ALLE RISPETTIVE FAMIGLIE

lunedì 3 dicembre 2012

GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE PERSONE CON DISABILITÀ: UN 3 DICEMBRE PER UNA "SOCIETÀ INCLUSIVA"


Si celebra l'annuale appuntamento di riflessione e impegno sui diritti delle persone disabili. Il tema dell'edizione 2012 è: "Rimuovere le barriere per creare una società inclusiva e accessibile per tutti". Le Nazioni Unite: "Colmare il divario fra le buone intenzioni e le azioni concrete". Nel nostro paese e in tutto il mondo eventi e appuntamenti per festeggiare la ricorrenza: ecco quelli principali.
logo della Giornata internazionale delle persone con disabilità
ROMA - Una carrellata di appuntamenti vari e molto eterogenei sono in programma anche quest'anno per la celebrazione della Giornata internazionale delle persone con disabilità, che ricorre il 3 dicembre. Celebrata a livello mondiale, la Giornata è da tempo diventata occasione di riflessione su tutti gli aspetti che riguardano la disabilità. Un'occasione speciale per discutere, individuare problemi specifici, fare il punto, incontrarsi, ma anche impegnarsi contro le discriminazioni e promuovere l'inclusione dei disabili.
LE NAZIONI UNITE - Il tema scelto dalle Nazioni Unite per la Giornata 2012 è "Rimuovere le barriere per creare una società inclusiva e accessibile per tutti". Nel messaggio inviato in occasione del 3 dicembre, il segretario generale Ban Ki-Moon ha ricordato che la sfida globale che il mondo ha di fronte è quella difornire a tutte le persone la parità di accesso che meritano e della quale hanno bisogno: "Dobbiamo sforzarci - scrive - di raggiungere gli obiettivi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, quelli di eliminare la discriminazione e l'esclusione e di creare delle società che valorizzino la diversità e l'inclusione". Il segretario generale dell'Onu ricorda anche che per raggiungere tali obiettivi e per "colmare il divario tra le buone intenzioni e le azioni attese da tempo", l'Assemblea generale delle Nazioni Unite terrà il prossimo anno una riunione ad alto livello sul tema della disabilità e dello sviluppo: lo scopo è quello di raccogliere le problematiche e i contributi delle persone con disabilità in modo che possano essere prese in considerazione nella redazione di una nuova agenda sullo sviluppo. La Giornata 2012 segna dunque l'avvio del percorso di preparazione a questo meeting di alto livello: al Palazzo di Vetro sono dunque previsti uno spettacolo musicale, una tavola rotonda sull'agenda "verso il 2015 e oltre" e la proiezione dei film che hanno partecipato allo "United Nations Enable Film Festival 2012".
GLI EVENTI MONDIALI - Anche singole agenzie delle Nazioni Unite celebrano la giornata. L'Unicef, ad esempio, prevede il lancio di una campagna di orientamento sulla disabilità rivolta espressamente al suo personale in tutto il mondo (con relativo video di sensibilizzazione e un questionario dedicato), mentre l'Unesco presenta i risultati del rapporto mondiale sull'uso da parte delle persone con disabilità delle nuove tecnologie per accedere alla conoscenza, con un focus specifico sull'apprendimento personalizzato per gli studenti disabili. A Vienna, invece, al Festival internazionale dei diritti umani, viene lanciato il Rapporto Project Zero 2013, con una particolare attenzione all'occupazione lavorativa delle persone con disabilità. "Overcome barriers", "Superare le barriere" è invece il progetto cofinanziato dall'Unione Europea realizzato dall'Aifo (Associazione amici di Raoul Follereau). La Giornata si celebra anche al Parlamento Europeo, con la presenza, il 5 dicembre, di 450 delegati di varie organizzazioni europee.
GLI EVENTI IN ITALIA - Come ogni anno, nel nostro paese vengono organizzati piccoli e grandi eventi per celebrare la giornata delle persone con disabilità. Eccone alcuni.
A Roma il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, consegna alcune onoreficienze in occasione della Giornata internazionale. A Palazzo Valentini si celebra invece al ritmo di "Nulla su di noi senza di noi". Lo slogan del movimento internazionale delle persone con disabilità diventa una mostra fotografica: dal 3 al 10 dicembre, presso la sede della provincia di Roma, un percorso per immagini che racconta la storia, le azioni, la voglia di partecipazione: ad organizzare è la Fish. 
Sul tema scelto a livello mondiale andrà in scena un confronto organizzato dalla Simfer, la Società italiana di medicina fisica e riabilitativa, con la partecipazione di esponenti della Presidenza del Consiglio, del ministero della salute e di quello del Lavoro, oltre ad interventi del presidente e del direttore generale dell'Inail, del presidente del Pontificio Consiglio degli operatori sanitari, del presidente del Cip e di numerosi altri esperti, anche del mondo accademico e dell'associazionismo. Sempre nella capitale il 3 dicembre viene presentata anche la Carta dei servizi per il superamento delle barriere comunicative, realizzata da un tavolo permanente con Consiglio nazionale degli utenti, Agcom, le associazioni delle persone con disabilità e il Dipartimento Comunicazione del Ministero dello Sviluppo economico.
Nello stesso giorno viene inaugurata la nuova sede della biblioteca storica e mediateca visuale dell'Istituto statale per sordi, con i locali che si arricchiscono di una biblioteca per ragazzi, un'emeroteca, una sala lettura e spazio co-working, di un'aula polifunzionale e dei laboratori di informatica e di video editing: "Mediavisuale" sarà un vero e proprio polo integrato di informazione e documentazione sulla sordità. Sempre nella capitale, si premia lo sport paralimpico con un'iniziativa del Cip Lazio che premia tutti gli atleti che nel corso della stagione sportiva passata hanno vinto una competizione a livello regionale, nazionale e internazionale, dalle Paralimpiadi ai Giochi sportivi studenteschi.
Sempre a Roma, alla Luiss è prevista l'assegnazione del premio San Bernardino 2012 per la pubblicità socialmente responsabile: promosso dall'ateneo con l'Ufficio per le comunicazioni sociali della Cei, con il patrocinio di Pubblicità Progresso e di SuperAbile Inail. vede sei finalisti in gara: Amref, CoorDown, Ferrovie dello Stato, Ponte del sorriso, Procter & Gamble, Timberland.
A Torino, che si segnala ancora una volta come città particolarmente attiva, è prevista un'intera settimana di convegni, mostre e dibattiti. Si cercherà di affrontare, fra gli altri, il tema dell'affettività delle persone con disabilità, ricordando che "amare ed essere amati è un diritto di tutti". Ma spazio anche alla mobilità e alla cultura, con un "open day" nei musei che aderiscono al progetto "Operatori museali e disabilità". Anche nel capoluogo piemontese non manca lo sport, con una dimostrazione sugli sport paralimpici riservata agli alunni delle scuole.
Fra i tanti altri eventi, a Manerbio (Brescia) si parla di progetti di vita per le persone disabili con la onlus "Insieme", mentre all'ospedale di Montecatone (Bologna) va in scena la presentazione dello sci per disabili da parte di FreeRider, che organizza giornate sulla neve in diverse località sciistiche italiane, garantendo alle persone con disabilità la possibilità di avvicinarsi in sicurezza a questa affascinante disciplina. A Verona il Premio Flavio Cocanari, assegnato dalla Cisl, viene assegnato al Centro Polifunzionale Don Calabria.

GIORNATA DISABILITÀ. NAPOLITANO: "COMPIERE OGNI SFORZO PER ASSICURARE UN EFFETTIVO SOSTEGNO"
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione del 3 dicembre incontra al Quirinale un gruppo di giovani con disabilità e ricorda il ruolo delle famiglie nella presa in carico delle disabilità: "Comprendo le ragioni di chi chiede una particolare attenzione: abbiate fiducia nelle istituzioni". L'apprezzamento per le iniziative che si svolgono in tutto il paese.
Il Presidente Giorgio Napolitano in occasione della Giornata internazionale delle persone con disabilità
ROMA - Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha celebrato la "Giornata internazionale delle persone con disabilità" al Quirinale incontrando un gruppo di giovani con disabilità che hanno partecipato ad alcuni stage organizzati dal Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica. Nel messaggio pronunciato nella circostanza, il capo dello Stato si è rivolto a tutti coloro che vivono la condizione della disabilità e ai loro familiari: "Sono le famiglie, nella stragrande maggioranza dei casi, - ha detto Napolitano - a prendersi cura delle persone con diversamente abili e lo fanno tra grandi difficoltà". "Desidero anche - ha proseguito - far giungere il mio vivo apprezzamento alle iniziative che si svolgono oggi in tutto il paese e che testimoniano l'esistenza di una fitta e attiva rete di associazioni e di servizi che si adoperano per attutire difficoltà, promuovere diritti e facilitare l'integrazione dei disabili". "Un ringraziamento particolare va - ha aggiunto - ai tanti volontari, tra i quali è di grande rilievo la presenza attiva degli stessi disabili e dei loro familiari, che rappresentano un esempio significativo di solidarietà e civismo".
"Nella difficile situazione finanziaria ed economica che il paese attraversa e che ha purtroppo acuito le condizioni di disagio delle categorie più deboli, ogni sforzo - ha poi rilevato il Capo dello Stato - deve essere compiuto per preservare e sviluppare gli importanti risultati già ottenuti per assicurare un effettivo sostegno alle persone con disabilità. Comprendo comunque le ragioni di coloro che vivono con sofferenza la loro condizione e chiedono una particolare attenzione: a loro va la mia solidarietà e l'invito ad avere fiducia nella risposta che attendono dalle istituzioni". "Le iniziative promosse dal mondo associativo, dalle famiglie e direttamente dalle stesse persone con disabilità - ha concluso il Presidente Napolitano - vanno apprezzate e incoraggiate: esse rappresentano elementi vitali per la nostra democrazia".
(3 dicembre 2012)
Tratto da SuperAbile INAIL