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Ogni individuo sia valorizzato in quanto persona e non per quello che produce

mercoledì 25 aprile 2012

Il caso della tedesca Hops. Ma adesso non screditiamo lo sport paralimpico


Ogni volta che ci sono casi come quello della tedesca Yvonne Hopf, mi chiedo: perché? Perché una persona finge (è il caso dei truffatori per avere la pensione) o accentua (può capitare nello sport ed è il caso citato della nuotatrice tedesca) una disabilità? Risposta facile nel caso dei truffatori: per soldi. Ma nello sport paralimpico? Lì soldi non ne girano. Anche se i professionisti ora sono molti, quelli che davvero possono dire di guadagnare bene sono pochissimi. Ed erano ancora meno, infinitamente meno, nel 1996, anno della Paralimpiade di Atlanta, quando la Hops, ipovedente (non cieca), vinse 5 medaglie d’oro. Da controlli successivi i medici scoprirono poi che vedeva più di un decimo, limite consentito per gareggiare fra gli ipovedenti. Nascono diverse riflessioni. 
La prima: lo sport paralimpico è ancora debole, a volte visto con sufficienza o con troppa benevolenza e pietrismo, troppo facile da attaccare e per questo va comunque difeso. Sarebbe come dire: siccome ci sono dei truffatori, aboliamo gli aiuti per chi ha disabilità; siccome c’è chi si dopa, tutti coloro che vincono si dopano. Troppo facile e semplicistico. Screditarlo o insinuare dubbi è invece criminale: grazie allo sport paralimpico milioni (milioni!) di persone con disabilità vivono meglio. Negli Stati Uniti la prima cosa che mostrano ai soldati che tornano con disabilità dalla guerra sono le discipline sportive che possono fare. Il messaggio: se potete divertirvi facendo sport capite che la vita vi ha solo dato una nuova opportunità e riuscirete a fare molto d’altro. 
Lo sport paralimpico è pulito. Il fatto che queste notizie escano e si scopra anche chi bara o sembra abbia barato (perché poi spesso, come nel caso di Monique Van der Vorst, spiegato anche qui, si nota che così non è) è solo sintomo che non ci si nasconde e si vuole fare in modo che questi fatti non accadano. Importante: fare controlli sempre più accurati. E’ fondamentale e in questo senso il Comitato Paralimpico Internazionale è impegnato da moltissimo. 
Il caso della Hopf è di oltre 15 fa. E le cose sono molto cambiate. Lo sport paralimpico vero e proprio, nato dopo la seconda guerra mondiale, quindi poco più di 60 anni, si è sviluppato e dato delle regole da una trentina d’anni. Regole in continuo mutamento in tutti i campi. Anche in quello delle classificazioni e dei controlli. 
A Londra 2012 torneranno le gare per atleti con disabilità intellettiva e relazionale. Saranno molto limitate (7 in tre discipline) e mancavano da Sydney 2000, quando uno scandalo coinvolse la nazionale spagnola, che vinse il torneo di basket. Si trattò di una vera e propria truffa: dieci atleti su dodici di quella squadra non avevano alcun tipo di disabilità. A svelarlo fu proprio uno di loro, il giornalista Carlos Ribagorda, che lo raccontò sulla rivista Capital. Fu un danno enorme per il Comitato paralimpico internazionale, portando alla decisione di cancellare tutte le gare per atleti con disabilità intellettiva e relazionale dalle Paralimpiadi, in attesa di studiare la situazione e fare in modo che non potessero più esserci frodi del genere. Ora i controlli sono molto più rigidi. Sapete perché non lo erano prima? Può sembrare strano, ma anche per una considerazione molto semplice: sulla disabilità non si finge. Fu in quel momento che ci si accorse che qualcuno lo faceva anche nello sport. Si chiamano truffatori, però. Ecco perché controlli e classificazioni della disabilità nello sport, in particolare quelle nazionali, devono essere molto attente, specialmente sulle disabilità “borderline”, come quella che riguarda persone ipovedenti. 
E si torna alla domanda iniziale: perché? Nello sport paralimpico i motivi davvero si fatica a comprenderli. Se c’è chi bara, va punito. Vale anche per il doping, piaga presente anche nel mondo paralimpico. Ma attenzione a farlo senza screditare un movimento che non è solo sportivo, ma anche, probabilmente soprattutto, sociale. Il nuoto paralimpico è quello dei ragazzi della foto in primo piano. Questo è quello che conta.

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